Responsabilità

Il Prof. Nicola Picardi, ordinario f.r. di chirurgia generale, è membro del Consiglio Direttivo e direttore della nostra rivista ufficiale, e con questo intervento inizia la sua collaborazione al sito sui temi della responsabilità professionale in relazione alla sua esperienza acquisita, anche, nel ruolo di CTU e su cui ha svolto relazioni in seno al CD e nei Congressi Nazionali.

I punti critici della responsabilità professione in urgenza

Il qualità di chirurgo in attività clinica da 46 anni, di cui da 29 in posizione apicale, devo rilevare che il puntiglioso richiamo a procedure di documentazione codificate ed assolutamente legittimate da prassi, consuetudini e ordinamenti giuridici, quando entra in contatto con la prassi chirurgica sposta in maniera talvolta sproporzionata l’atto terapeutico su un piano burocratico che non gli è proprio.

E se da una parte offre l’occasione al rilievo documentato di critiche di adempimenti e documentazione, dall’altra non tiene conto della sostanza delle finalità di cura del paziente che fino a prova contraria anima l’opera medica e chirurgica.

Questi sviliscono, a livello puntigliosamente censorio, aspetti molto spesso formali che possono apparire in contrasto con l’indubbia dedizione di una vita professionale di Colleghi, che hanno impegnato con passione tutte le loro capacità per apprendere ed imparare ad assumere decisioni vitali e ad eseguire procedure chirurgiche, delicate e non scevre da pericoli, ma che con il lavoro e l’impegno di anni hanno percorso una scala gerarchica fino a giungere legittimamente a posizioni decisionali.

Nella posizione di CTU designato è necessario affermare con forza che questa premessa non è intesa in alcun modo a minimizzare eventuali carenze o a inosservanza di adempimenti doverosi, né a giustificare eventuali elementi significativi di negligenza sanciti dalla Legge, per cui si è prestato giuramento consapevole. Piuttosto è utile a richiamare preliminarmente l’attenzione sul fatto che l’opera del chirurgo, finalizzata primariamente e dichiaratamente alla cura del malato, va obiettivamente giudicata nella sostanza degli atti, più propriamente terapeutici, nella valutazione delle difficoltà, che si incontrano nella pratica professionale chirurgica, spesso evidentissime solo a chi pratica la chirurgia, ed infine nel modo in cui vengono affrontate e risolte.

Questi aspetti, molto probabilmente, non sono  altrettanto chiari a chi valuta la situazione dall’esterno, in posizione critica a posteriori.

Violare questo principio interpretativo, che deve impegnare tutti gli operatori della sanità, compresi i Colleghi medici legali che si rendono responsabili talvolta di interpretazioni rigidamente censorie, rappresenta anch’essa una responsabilità professionale sostanziale nell’opera globalmente sanitaria di tutti i laureati in Medicina e Chirurgia e di tutti gli Specialisti di qualsiasi branca.

Bisogna affermare con la massima responsabilità che gli sforzi di tutti gli operatori della Sanità devono essere finalizzati ad evitare atteggiamenti professionali e giudizi incauti, per allontanare lo spettro di una “medicina difensiva” che non fa onore ai medici, ma certamente danneggia i pazienti attuali e soprattutto quelli degli anni a venire.

Come ciascuno è innocente fino a decisione contraria di un terzo grado di giudizio, così pure l’opera del medico e del chirurgo deve essere preliminarmente considerata aderente alla finalità primaria della cura secondo scienza e coscienza, eticamente responsabile negli atti sostanziali eseguiti, fino a prova contraria, e talvolta anche indipendentemente dal raggiungimento dei risultati auspicati.In relazione all’esperienza nel ruolo di CTU vorrei approfondire alcuni temi di riflessione:

  • L’unica difesa del medico che opera correttamente è la documentazione sanitaria che potrà produrre; tutte le valutazioni legali da parte degli avvocati non potranno prescindere né stravolgere i contenuti della Cartella Clinica debitamente firmata;
  • Fondamentale è anche la chiara leggibilità della cartella clinica;
  • Per quanto discutibile nella sua valutazione, il modello di consenso informato va letto prima dai sanitari curanti, per apporre le eventuali aggiunte nella problematica specifica, e solo dopo sottoposto alla lettura del paziente  ed alla sua sottoscrizione. E’ estremamente utile, oltre alla indicata presenza di un testimone che sottoscriva infine il modello firmato dal paziente e successivamente dal Medico Proponente;
  • È evidente che le eventuali aggiunte a penna al modello di Consenso Informato non devono costituire atti di terrorismo psicologico, perché in un dibattito legale non è certo che possano giovare ad una eventuale difesa e costituiscono una violazione alla vocazione del medico di aiutare il paziente a superare la sua malattia, ingenerandogli ansie e paure;
  • Queste aggiunte saranno dettate dall’esperienza professionale dell’Operatore, e non vanno delegate ad un Collega non direttamente responsabile della gestione terapeutica;
  • Grande importanza assume anche la lettera di dimissioni con relative istruzioni, che va sempre compilata e consegnata al paziente, possibilmente in presenza di testimoni;
  • Uno dei pericoli in una vertenza legale è rappresentata dalla incompetenza tecnica del Medici legali, e per questa ragione è bene che nella Cartella Clinica vengano specificamente indicate:
  • Indicazioni all’esecuzione del trattamento, sottolineando il livello di urgenza (opportunità, necessità, urgenza, emergenza)
  • Diagnosi preoperatoria formulata o ipotetica, e sua verifica a fine intervento
  • Descrizione  dell’intervento con fase diagnostica intraoperatoria preliminare all’esecuzione
  • Si può consigliare di prendere appunti dell’intervento appena effettuato e redigere la sua descrizione ufficiale dopo un adeguato periodo di riflessione, nel relax che segue al superamento dello stress operatorio, sempre presente anche se non precisamente avvertito.

Quando un Chirurgo è chiamato a svolgere il ruolo di CTP è corretto che egli sostenga le ragioni della parte che l’ha designato, ma ciò non deve mai stravolgere la verità, perché questa prima o poi viene correttamente individuata  da un CTU che conosca la sua professione.
Le ragioni del CTP “sforzate” potranno essere esasperate dal Medico legale e dai Procuratori a danno illecito di una delle parti.
Mentre il CTU è legato al giuramento “di ben adempiere il compito affidatogli al solo scopo di far conoscere al Giudice la verità” , il CTP non è vincolato se non dalle sue conoscenze tecniche e professionali, ma non deve mai metter da parte l’Etica della sua professione, che gli vieta di recare danno strumentale sia al paziente che al Collega chiamato in causa.
Oggi non è sufficiente comportarsi tecnicamente ed eticamente in conformità ai doveri di vocazione di un Medico e di un Chirurgo, ma bisogna prevedere di rimanere coinvolti in situazioni conflittuali su base legale, e pertanto adottare ogni accortezza per non dare appiglio ad illeciti cavilli legali, che finiscono per coinvolgere non solo gli operatori della sanità ma in parte, come altrettante vittime di interessi professionali, gli stessi querelanti, con speranza di risarcimenti.
Non si tratta di adottare una “medicina difensiva” ma di organizzarsi per una difesa strenua e cosciente della pratica professionale onesta ed impegnata, ricordando che le dichiarazioni degli Ordini Professionali, proprio perché generiche e di principio, incidono poco o niente sulla singola controversia. Bisogna che la documentazione sanitaria sia in grado di documentare al meglio la corretta condotta sanitaria seguita e l’iter eventualmente peggiorativo della vicenda sanitaria.
Bisogna infine essere in grado di richiamare ai doveri dell’Amministrazione Sanitaria di fornire tutti i mezzi per espletare le funzioni di diagnosi e cura senza frapporre ostacoli. Per questo occorre documentare, con la registrazione di una  adeguata casistica, ogni inadempienza, perché inevitabilmente ed inappropriatamente potrebbe essere imputata ai Sanitari.
Il lavoro di una equipe chirurgia, specie se agisce in urgenza ed emergenza, deve essere facilitata e non ostacolata.Compito della SICUT come società è quella di raccogliere segnalazioni di ogni episodio in contrasto con quanto sopra.

Il Prof. Picardi consiglia a chi vuole approfondire questo tema il volume:
“Giovanni Buonomo – La responsabilità professionale del Medico – Il Pensiero Scientifico Editore
L’autore è attualmente giudice alla Corte di Appello di Roma, e Docente di materie giuridiche presso l’Università LUISS e l’Università Tel.m.a.